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SEC, tre proposte a luglio: offerte di token, custodia e il safe harbor per la DeFi

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L’agenda regolamentare della SEC per luglio, battezzata “Regulation Crypto”, non contiene una sola regola ma tre proposte distinte: una sulle offerte di token, una sulla custodia presso i broker-dealer e una sulla struttura di mercato delle piattaforme di scambio. Nel pacchetto sono previste esenzioni di registrazione e, per la prima volta, un “safe harbor” dedicato alla finanza decentralizzata. Dopo la prima regola attesa entro il mese, di cui abbiamo scritto, il quadro dunque si allarga: non un intervento isolato, ma un impianto in tre parti che tocca l’intero ciclo di vita di un asset digitale — come nasce, chi lo custodisce, dove si scambia.

Prima proposta: le offerte di token

Il primo capitolo riguarda il momento più delicato della vita di un progetto crypto: l’emissione. Oggi chi vuole distribuire un token negli Stati Uniti si muove in una zona grigia, perché la normativa sui titoli — pensata per azioni e obbligazioni — non distingue tra un contratto di investimento tradizionale e un asset digitale che nasce per far funzionare una rete. Il risultato è noto: molti progetti escludono gli utenti americani in blocco, altri lanciano all’estero, altri ancora rischiano un contenzioso. Una proposta dedicata alle offerte di token, con esenzioni di registrazione condizionate a requisiti definiti, darebbe per la prima volta un percorso legale ordinario a chi vuole emettere in modo trasparente, invece di lasciare che il perimetro venga tracciato causa per causa nei tribunali.

Seconda proposta: la custodia broker-dealer

Il secondo capitolo è meno visibile al pubblico ma decisivo per gli istituzionali. Un broker-dealer è l’intermediario regolamentato che negozia titoli per conto dei clienti; per gli asset digitali il nodo è sempre stato la custodia, cioè chi può detenere le chiavi private in modo conforme e con quali presidi. Finché le regole di custodia restano incerte, i grandi intermediari tradizionali non possono offrire crypto ai propri clienti senza esporsi a rischi di conformità: è uno dei colli di bottiglia che tengono separati il sistema finanziario classico e quello degli asset digitali. Una regola dedicata alla custodia broker-dealer definirebbe requisiti operativi chiari — segregazione degli asset, controlli, responsabilità — e aprirebbe di fatto la porta a una platea di operatori che oggi resta alla finestra.

Terza proposta: la struttura di mercato delle piattaforme

Il terzo capitolo riguarda le piattaforme di scambio. Nei mercati tradizionali i ruoli sono separati per legge: la borsa organizza gli scambi, il broker esegue gli ordini, il depositario custodisce i titoli. Nelle piattaforme crypto queste funzioni convivono spesso sotto lo stesso tetto, un assetto che i regolatori hanno sempre guardato con sospetto per i conflitti di interesse che può generare. Una proposta sulla struttura di mercato dovrebbe stabilire come le piattaforme possano operare in modo conforme: quali funzioni possono integrare, quali vanno separate, con quali obblighi di trasparenza verso i clienti. È il tassello che completa gli altri due, perché un token emesso legalmente e custodito in modo conforme ha bisogno anche di un luogo di scambio con regole scritte. Sul fronte legislativo, il binario parallelo resta il CLARITY Act al Senato, che dovrebbe fissare per legge la divisione di competenze tra SEC e CFTC.

Il safe harbor per la DeFi

La novità concettualmente più rilevante del pacchetto è però il safe harbor per la finanza decentralizzata. Un safe harbor, nel linguaggio regolamentare, è un porto sicuro: un insieme di condizioni che, se rispettate, mettono un’attività al riparo dall’applicazione di una norma. Per la DeFi il problema è strutturale: un protocollo di scambio o di prestito costruito su smart contract non ha una società alle spalle, un consiglio di amministrazione, una sede legale. Applicargli le regole pensate per gli intermediari significa chiedere a un software di registrarsi come una banca. Un safe harbor riconoscerebbe questa differenza: i protocolli sufficientemente decentralizzati — dove nessun soggetto controlla i fondi degli utenti o l’esecuzione delle operazioni — resterebbero fuori dal perimetro degli obblighi di registrazione, mentre le interfacce e i soggetti che di fatto esercitano controllo continuerebbero a risponderne. Sarebbe la prima volta che un regolatore americano distingue formalmente tra il software e chi lo gestisce.

Perché conta

Prese insieme, le tre proposte disegnano quello che al settore è sempre mancato: un perimetro legale completo, dall’emissione alla custodia allo scambio, con in più un criterio esplicito per la parte decentralizzata dell’ecosistema. Per anni la domanda è stata “questa attività è legale?”; se l’agenda di luglio arriverà in fondo, la domanda diventerà “quali requisiti devo rispettare?” — un cambio di paradigma che riduce il rischio regolamentare senza eliminare la vigilanza. Restano le incognite dei tempi e dei contenuti finali: una proposta non è una regola, e tra pubblicazione, commenti e adozione definitiva i mesi possono diventare molti. Per chi opera dall’Italia, l’inquadramento normativo e fiscale degli asset digitali è seguito passo passo su FiscoCripto.

Contenuti a scopo informativo ed educativo: non costituiscono consulenza finanziaria.


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