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Rischio quantistico: il problema di Bitcoin secondo Citi

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Il rischio quantistico torna al centro del dibattito: secondo una nota di ricerca di Citi, Bitcoin sarebbe più esposto di Ethereum agli attacchi dei futuri computer quantistici. Vediamo cosa dicono davvero i dati, senza allarmismi.

Cosa dice la ricerca

La nota di Citi (18 maggio) sostiene che i progressi del calcolo quantistico hanno accorciato i tempi per attacchi pratici agli asset digitali, e che Bitcoin affronta un rischio quantistico maggiore di Ethereum — per ragioni non solo tecniche ma di governance (capacità di aggiornarsi). Il dato si appoggia a un paper di Google Quantum AI con Stanford e la Ethereum Foundation: le risorse per violare la crittografia di Bitcoin sarebbero circa 20 volte inferiori a quanto stimato prima. Un computer quantistico con meno di 500.000 qubit fisici potrebbe ricavare una chiave privata dalla chiave pubblica in circa 9 minuti.

Perché Bitcoin è esposto

La sicurezza di Bitcoin poggia sull’algoritmo di firma a curva ellittica (ECDSA). Quando spendi bitcoin, la tua chiave pubblica resta brevemente esposta on-chain: con il calcolo classico è impossibile risalire alla privata, ma l’algoritmo di Shor su un computer quantistico potrebbe — in linea di principio — farlo proprio in quella finestra.

Da tenere a mente (niente panico)

Due cose vanno dette con chiarezza: quella macchina oggi non esiste, e Bitcoin può migrare a firme post-quantistiche prima che diventi una minaccia reale — è una questione di tempi e di aggiornamento del protocollo, non di crittografia “già rotta”. È un rischio da monitorare, non un allarme immediato.


Disclaimer: contenuti a fini esclusivamente formativi e informativi, non costituiscono consulenza finanziaria.


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