La Securities and Exchange Commission ha proposto ufficialmente «Regulation Crypto Assets», il primo quadro normativo dedicato ai contratti di investimento su asset digitali. La proposta, pubblicata il 18 agosto, apre un periodo di commenti di 60 giorni e rappresenta il passo regolatorio più concreto dell’amministrazione in carica.
Il punto centrale della riforma è dare ai progetti un regime chiaro, invece di costringerli a chiedersi caso per caso se il loro token è un titolo. La nuova regolamentazione introduce due esenzioni graduate e un meccanismo di tutela pensato per alleggerire l’incertezza che per anni ha frenato l’innovazione negli Stati Uniti.
Regulation Crypto Assets: le due esenzioni e il safe harbor
La struttura della proposta ruota attorno a due soglie di raccolta. La prima esenzione consente offerte fino a 5 milioni di dollari distribuite su quattro anni; la seconda arriva fino a 75 milioni di dollari l’anno, con obblighi di trasparenza più stringenti. In entrambi i casi chi emette deve rispettare vincoli di disclosure e di condotta.
Il safe harbor interviene invece sulla qualificazione: per alcuni asset il token non verrebbe considerato un titolo se rispetta determinati requisiti di decentralizzazione e funzionalità. È la misura che il mercato chiedeva da anni, perché sposta il confine tra titolo e utility token su criteri più leggibili e prevedibili.
Cosa cambia per operatori e token
Per gli operatori, il nuovo quadro significa poter pianificare una raccolta senza l’incognita di una contestazione a posteriori. Per i token già esistenti offre un percorso di conformità volontaria. Resta il fatto che si tratta di una proposta: prima di diventare regola dovrà superare la fase di commento e un eventuale voto della Commissione.
La novità completa la spinta regolatoria Usa delle ultime settimane e segue l’interpretazione pubblicata a marzo sulle leggi dei titoli applicate alle cripto. L’effetto atteso è una maggiore chiarezza anche per chi opera fuori dagli Stati Uniti.
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