A metà agosto la regolamentazione americana sulle criptovalute si presenta come un cantiere fermo, attraversato però da due appuntamenti che possono smuoverlo. I due percorsi più attesi dell’anno — la proposta della SEC sul cosiddetto «Regulation Crypto» e il disegno di legge CLARITY Act — sono entrambi in una fase di attesa, mentre la CFTC prepara un incontro che potrebbe dare una prima direzione. Il mercato, intanto, continua a prezzare l’incertezza.
La SEC rinvia: nessun voto sul framework
Un chiarimento è dovuto prima di tutto: circola la lettura secondo cui la Securities and Exchange Commission avrebbe «votato» il framework sulle criptovalute. Non è successo. La riunione prevista per il 14 agosto, che avrebbe dovuto votare la pubblicazione della proposta per la consultazione pubblica, è stata annullata all’ultimo momento: nessun voto si è tenuto e nessuna nuova data è stata fissata.
Il passaggio era comunque procedurale, non conclusivo: i commissari avrebbero dovuto decidere se aprire il testo ai commenti, non adottare una norma definitiva. Resta però un dato storico: sarebbe stata la prima regolamentazione specifica sulle cripto-attività nella storia quasi centenaria dell’agenzia. L’annuncio della riunione era arrivato con un preavviso insolitamente corto — quattro giorni invece della settimana canonica — segno della fretta con cui l’agenzia stava procedendo, e che ora si traduce in un rinvio senza orizzonte.
Il CLARITY Act e i 60 voti del Senato
L’altro binario è quello legislativo. Il CLARITY Act, il disegno di legge che dovrebbe chiarire quale autorità — SEC o CFTC — regola i diversi tipi di cripto-attività, è fermo al Senato in attesa di un voto procedurale. Il passaggio decisivo è fissato al 15 settembre: si tratta di un voto di «cloture», che serve a chiudere il dibattito e aprire la discussione sul merito, non ancora dell’approvazione finale.
Per superarlo servono 60 voti, e questo è il vero ostacolo. I repubblicani controllano 53 seggi e hanno quindi bisogno del sostegno di almeno sette senatori democratici, che restano divisi su alcuni punti: le ricompense delle stablecoin, la responsabilità nella finanza decentralizzata e le regole di condotta per i funzionari pubblici. La commissione bancaria aveva approvato il testo con un voto bipartisan di 15 a 9, ma il passaggio in aula è un’altra partita.
La CFTC si muove: appuntamento il 20 agosto
Mentre SEC e Senato restano fermi, la Commodity Futures Trading Commission ha convocato per il 20 agosto la prima riunione del suo Innovation Advisory Committee, con la regolamentazione delle criptovalute come primo punto in agenda. Il titolo scelto è programmatico: «Crypto’s Regulatory Evolution: From Uncertainty to Clarity», dall’incertezza alla chiarezza.
L’incontro non produrrà norme, ma può diventare un catalizzatore: è il primo banco di prova concreto per capire se le due agenzie stanno lavorando in coordinamento o se prevarranno le tensioni sulle competenze. Per un mercato che da mesi insegue una definizione chiara di «titolo» e «merce», anche un semplice allineamento di posizioni sarebbe una notizia.
Il mercato prezza l’incertezza
Il riflesso di questo stallo si legge nei prezzi. Il bitcoin viaggia intorno ai 62.900–63.100 dollari, compresso da tre forze che viaggiano insieme: il rinvio della SEC, lo stallo legislativo e i deflussi dagli ETF spot americani. Le analisi on-chain indicano una resistenza a quota 68.700 dollari e un supporto a 58.500 dollari, un corridoio ampio che racconta bene l’umore di chi aspetta un segnale prima di prendere posizione.
Il quadro, in sintesi, è quello di una regolamentazione americana ancora tutta da scrivere: la SEC ha perso il suo appuntamento, il Senato ha spostato il suo a settembre, e la CFTC ha in mano la prossima occasione per cambiare il passo. Le prossime settimane diranno se il 2026 sarà l’anno della chiarezza o l’ennesimo anno dell’attesa.
