Il rendimento delle stablecoin è diventato l’ostacolo principale sulla strada del CLARITY Act. Con il Senato che ha davanti cinque giorni utili di lavori prima della pausa estiva e la scadenza del 10 agosto ormai vicina, la trattativa non si è arenata sulla ripartizione dei poteri tra le due autorità di vigilanza — quella è sostanzialmente chiusa — ma su una domanda in apparenza tecnica: chi emette una stablecoin, o chi la distribuisce, può riconoscere un interesse a chi la detiene?
Perché il rendimento delle stablecoin divide
Le associazioni bancarie americane hanno chiesto formalmente al Senato di vietarlo, e la posizione è stata ribadita con forza nelle ultime settimane dai vertici dei principali istituti. La tesi è la disintermediazione: se una moneta digitale garantita da titoli di Stato può girare al detentore un rendimento vicino a quello di mercato, i depositi bancari — che remunerano molto meno — perdono attrattiva, e con essi la materia prima del credito, soprattutto per le banche di piccole dimensioni. Dall’altra parte, l’industria delle criptovalute e diversi consiglieri dell’amministrazione sostengono che il divieto proteggerebbe un margine, non i consumatori, e che spingerebbe semplicemente l’attività fuori dai confini nazionali, verso emittenti non soggetti alle regole americane.
Le posizioni sul tavolo
Il compromesso circolato in primavera prevedeva un divieto di remunerazione diretta da parte dell’emittente, lasciando margini agli intermediari e alle piattaforme di distribuzione: una formula che nessuna delle due parti considera soddisfacente e che è rimasta sospesa. La cornice federale già in vigore sulle stablecoin — riserve di qualità, obblighi di trasparenza, tutele in caso di insolvenza — resta nel frattempo il riferimento operativo, in attesa che la legge di struttura del mercato definisca il resto. Sul punto specifico del rendimento, l’impianto europeo è già più netto: le regole continentali non consentono la remunerazione dei token di moneta elettronica, un dato che pesa nel confronto transatlantico.
Cosa succede se il tempo scade
Senza voto entro la finestra estiva il testo scivola all’autunno, con un calendario legislativo che si complica progressivamente — lo scenario che avevamo descritto analizzando l’ultima finestra utile e le mosse preparate dall’autorità di vigilanza per il caso di stallo. Per l’investitore europeo l’effetto pratico non è immediato, ma il segnale sì: la definizione del perimetro delle stablecoin è la variabile che orienterà, nei prossimi anni, dove verrà custodita la liquidità digitale. Per i risvolti fiscali e dichiarativi di chi detiene stablecoin in Italia resta il riferimento la guida di FiscoCripto.
Contenuti a fini formativi e divulgativi: non costituiscono consigli finanziari. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore.
