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CLARITY Act all’ultima finestra: senza voto entro il 10 agosto slitta in autunno

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Dieci giorni. È il tempo che resta al Senato americano per votare il CLARITY Act prima della pausa estiva dei lavori, quando i senatori lasceranno Washington per rientrare nei propri collegi fino a settembre. Se il voto non arriva entro il 10 agosto, la legge che dovrebbe dare agli Stati Uniti la prima cornice completa sui mercati degli asset digitali slitta all’autunno — uno scenario che il settore aveva già assaggiato con i rinvii di luglio e che ora torna concreto. Dopo il limbo di fine luglio e il «piano B» evocato dalla SEC, la partita entra nella sua ultima finestra utile del 2026 prima della lunga attesa.

Dove si è incagliata la legge

Il testo — che assegnerebbe alla CFTC la vigilanza sulle commodity digitali e alla SEC quella sui token con natura di titolo, chiudendo un decennio di conflitti di competenza — è approvato alla Camera da mesi. Al Senato, però, la corsia si è progressivamente intasata: il calendario d’aula è dominato da altre priorità legislative, e nelle ultime settimane il negoziato si è concentrato su un emendamento bipartisan sui profili etici, pensato per rispondere alle obiezioni di chi teme conflitti di interesse legati alle attività in asset digitali di esponenti politici. L’amministrazione sta valutando il testo dell’emendamento: è il segnale che una via d’uscita politica esiste, ma anche la conferma che senza quel compromesso i voti per superare la soglia dei sessanta non ci sono.

Perché la scadenza pesa sul mercato

Il CLARITY Act è considerato da molti osservatori il principale catalizzatore regolamentare dell’anno: definirebbe una volta per tutte quali token sono commodity e quali titoli, sbloccherebbe la partecipazione di intermediari tradizionali oggi frenati dall’incertezza e darebbe basi stabili ai prodotti quotati. Un rinvio a settembre non cancellerebbe nulla di tutto questo, ma allungherebbe di mesi l’incertezza — e i mercati, in un agosto già fragile, prezzano l’attesa. Non è un caso che la SEC abbia fatto sapere di essere pronta a intervenire con proprie regole se il Congresso non dovesse farcela: un’assicurazione che attenua lo scenario peggiore, ma che non sostituisce una legge, perché le regole di un’agenzia si cambiano con la stessa facilità con cui si scrivono.

I tre scenari dei prossimi dieci giorni

Il primo scenario è il voto entro la scadenza, con l’emendamento etico incorporato: sarebbe la sorpresa positiva dell’estate. Il secondo è il rinvio esplicito a settembre, con un accordo procedurale che fissi la data: il mercato lo digerirebbe, perché trasformerebbe l’incertezza in attesa. Il terzo — il più temuto — è lo stallo senza data, con la legge che scivola nel calendario autunnale in concorrenza con le scadenze di bilancio. Nei primi due casi il dossier resta il catalizzatore dell’anno; nel terzo, il settore tornerebbe ad affidarsi alle mosse della SEC e ai tribunali, cioè esattamente al mondo che questa legge voleva superare.

Contenuto a fini informativi e divulgativi. Non costituisce consulenza finanziaria: ogni decisione resta responsabilità del lettore.


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