Galaxy Research ha ridotto al 10% la probabilità che il CLARITY Act diventi legge entro il 2026. Fino a maggio la stessa stima era al 75%, dopo il passaggio in commissione al Senato. Il crollo racconta una storia che va oltre il singolo disegno di legge: la finestra per una regolamentazione federale delle criptovalute negli Stati Uniti si sta chiudendo, e con essa la speranza di una chiarezza normativa a breve.
Il CLARITY Act, formalmente Digital Asset Market Clarity Act, è il testo che dovrebbe dividere le competenze tra SEC e CFTC, classificando la maggior parte dei token come materie prime sotto la vigilanza della CFTC. È passato alla Camera nel luglio 2025 e ha superato la commissione bancaria del Senato con 15 voti a 9 nel maggio 2026. Da allora, però, si è arenato.
Perché le probabilità del CLARITY Act sono crollate
L’analista Alex Thorn di Galaxy indica tre ostacoli principali. Il primo è politico: un gruppo bipartisan di senatori ha inviato una proposta etica alla Casa Bianca il 30 luglio, ma nessun accordo è stato reso pubblico. Il secondo è tecnico: restano aperti i nodi sul rendimento delle stablecoin e sulle protezioni per la DeFi. Il terzo è di calendario: il Senato rientra il 14 settembre, lasciando una finestra molto stretta prima delle scadenze elettorali di fine anno.
Il punto di svolta non è tanto la singola stima, quanto la direzione. Il CLARITY Act è passato in pochi mesi da «probabile» a «improbabile», e con lui si allontana l’ipotesi di un quadro federale chiaro. Nel frattempo la SEC e la CFTC si muovono in ordine sparso, come raccontato nel punto sulla regolamentazione crypto negli Stati Uniti.
Che cosa significa per il mercato
Per gli investitori l’effetto è doppio. Da un lato, senza un testo federale, ogni agenzia continua a costruire le proprie regole: un mosaico di competenze che complica la vita agli emittenti e rallenta l’arrivo di nuovi prodotti. Dall’altro, l’incertezza normativa resta uno dei fattori che tengono la volatilità alta e scoraggiano i capitali più prudenti.
La lezione è la stessa di sempre: le probabilità politiche sono una fotografia, non una profezia. Ma quando una stima passa dal 75% al 10% in pochi mesi, il mercato fa bene a prenderla come un segnale: la regolamentazione americana delle criptovalute, per il 2026, non è più il cavallo su cui scommettere.
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