Una tesoreria in bitcoin può essere costretta a vendere non perché il prezzo scende, ma perché deve pagare una cedola. È il caso di Strive, dove le azioni privilegiate emesse per finanziare la riserva generano un flusso di dividendi in contanti che oggi vale circa 101,8 milioni di dollari l’anno contro 154,9 milioni di liquidità disponibile.
Come funzionano le azioni privilegiate della tesoreria
Lo strumento in questione non è un’obbligazione: è capitale privilegiato perpetuo, senza scadenza. Ha però una caratteristica che lo rende più insidioso del debito ordinario per chi possiede le azioni comuni: i dividendi sono cumulativi e hanno la precedenza. Se non vengono pagati, non spariscono: si accumulano e restano davanti a qualsiasi distribuzione futura verso gli azionisti ordinari.
Al 30 giugno risultavano 7.829.502 azioni in circolazione, per un importo dichiarato di 782,95 milioni di dollari e una preferenza di liquidazione di circa 783 milioni. Il consiglio ha confermato il tasso variabile al 13% per i periodi che decorrono dal 1° agosto. Applicando quel tasso al numero di azioni resta un flusso annualizzato di circa 101,8 milioni: è un calcolo aritmetico, non una previsione della società, e cambia se il tasso viene rivisto o se vengono emesse nuove azioni.
Diciotto mesi di copertura, in un conto statico
Al 7 agosto la cassa e le disponibilità equivalenti ammontavano a 154,9 milioni di dollari. Diviso il flusso annuo di dividendi, significa circa 18,3 mesi di copertura con la sola liquidità. Il rapporto va preso per quello che è: un conto statico, che non tiene dentro i costi operativi, gli incassi, gli altri investimenti liquidi, eventuali nuove operazioni di finanziamento e le variazioni di tasso o di numero di azioni. Non dice quando finirà la cassa, dice quanto è stretto il margine.
Il dettaglio che completa il quadro riguarda la raccolta. Fra il 1° luglio e il 7 agosto non risultano nuove emissioni dello strumento privilegiato, mentre la società ha raccolto 43 milioni di dollari collocando azioni ordinarie di classe A. Il canale di finanziamento si è spostato: quando il capitale privilegiato non si colloca più, si emettono azioni comuni, e chi le detiene assorbe la diluizione.
Perché riguarda anche chi non ha quelle azioni
L’ordine è quello di sempre: prima i creditori, poi le azioni privilegiate, poi gli azionisti ordinari. Una società che ha ritirato il debito convenzionale ma conserva una preferenza di liquidazione da 783 milioni non ha eliminato il vincolo, l’ha spostato di un gradino. E il vincolo si paga in contanti, mentre l’attivo è in bitcoin.
Da qui la meccanica che interessa il mercato nel suo insieme: se la raccolta resta chiusa e la cassa si assottiglia, l’unico modo per onorare la cedola è vendere parte della riserva. È offerta che arriva sul mercato per ragioni di bilancio e non di prezzo, concentrata proprio nei momenti in cui il prezzo è debole e le emissioni non si collocano. Con oltre 1,26 milioni di bitcoin nelle tesorerie quotate, il calendario dei dividendi è diventato una variabile da leggere insieme ai flussi dei fondi.
Per il metodo quantitativo con cui seguiamo il ciclo di Bitcoin, il percorso completo è su CryptoGrassini Elite.
Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.
