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CLARITY Act, la nuova bozza: divieto di token per presidente e funzionari fino al 2029

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La legge americana sui mercati crypto è arrivata all’ultimo miglio, e ci è arrivata con una novità che nessuna versione precedente conteneva. La nuova bozza del CLARITY Act, diffusa mercoledì dai Repubblicani del Senato dopo settimane di negoziato, include per la prima volta una clausola etica che vieta al presidente, al vicepresidente, ai membri del Congresso, ai giudici federali e agli altri funzionari coperti di emettere o sponsorizzare asset digitali. Il divieto è temporaneo — scade a gennaio 2029 — ma il bersaglio politico è esplicito: le attività crypto della famiglia Trump, diventate il principale ostacolo al voto dei Democratici.

Cosa prevede la nuova bozza

L’impianto del testo resta quello noto: una cornice organica per i mercati degli asset digitali che assegna alla CFTC la vigilanza sulle commodity digitali e alla SEC il perimetro dei titoli, con regole di registrazione per exchange e broker e requisiti di segregazione dei fondi dei clienti. La novità politica è la sezione etica: il divieto di emissione e sponsorizzazione di token per le cariche federali è la concessione con cui i proponenti sperano di sbloccare i voti democratici necessari, dato che al Senato servono sessanta voti. La scelta di renderlo temporaneo — fino al 2029, cioè fino alla fine dell’attuale mandato presidenziale — è essa stessa oggetto di trattativa: per una parte dei negoziatori è il compromesso possibile, per l’altra è la prova che la norma è cucita su misura per non disturbare troppo.

I tempi: la finestra si chiude ad agosto

Il Segretario al Tesoro ha definito il provvedimento «a un passo» dall’approvazione, e la leadership repubblicana punta a portarlo in aula prima della pausa estiva del Senato. La finestra è stretta: se il voto slittasse a settembre, il calendario congressuale — tra legge di bilancio e avvicinamento alle elezioni di midterm — renderebbe l’approdo molto più incerto. È questa scadenza, più del contenuto tecnico del testo, a spiegare l’accelerazione delle ultime quarantott’ore e l’attenzione dei mercati: l’attesa di regole chiare è uno dei motori dichiarati dei flussi istituzionali di queste settimane.

Il confronto con l’Europa

La distanza con il quadro europeo resta istruttiva. L’UE ha scelto la via del regolamento unico: MiCA è in vigore, il transitorio è finito e la selezione degli operatori è già in corso, con meno di un quinto delle società licenziate. Gli Stati Uniti arrivano dopo, ma con un perimetro più ampio: il CLARITY Act non disciplina solo i prestatori di servizi, definisce la natura giuridica degli asset — la questione che per un decennio ha alimentato il contenzioso tra SEC e industria. Se il testo passasse, le due maggiori aree economiche occidentali avrebbero per la prima volta cornici complete e speculari: l’Europa centrata sui servizi, l’America sulla classificazione degli asset.

Il voto in aula, quando arriverà, sarà il vero test: le bozze si negoziano, i sessanta voti si contano.


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