Il primo audit di Tether esiste. La società che emette USDT ha annunciato il 13 agosto che KPMG ha completato la revisione del bilancio 2025 di Tether International e ha rilasciato un’opinione senza rilievi, la conclusione più forte che un revisore indipendente possa raggiungere. I numeri certificati dicono che le riserve superavano le passività legate ai token in circolazione di 6,814 miliardi di dollari al 31 dicembre 2025.
È il traguardo promesso dal 2017 e mancato più volte, in un settore dove la parola audit è stata usata per anni come sinonimo di attestazione trimestrale, che audit non è.
Che cosa ha guardato il primo audit di Tether
La differenza fra i due esercizi è sostanziale. L’attestazione è una fotografia: verifica che a una certa data gli attivi coprissero i passivi. La revisione del bilancio, condotta secondo i principi contabili americani e gli standard dell’ordine dei contabili statunitensi, esamina stato patrimoniale, conto economico, movimenti del patrimonio netto e flussi di cassa dell’intero esercizio.
Nel dettaglio il revisore ha testato le transazioni, i sistemi interni, la titolarità degli attivi, i criteri di valutazione, le controparti e la documentazione di supporto. Il passaggio più insolito riguarda l’oro: ogni lingotto detenuto è stato contato e ispezionato fisicamente, verificandone gli identificativi, invece di limitarsi alle dichiarazioni del depositario. Per un emittente che al 30 giugno dichiarava circa 146,2 tonnellate di metallo, non è un dettaglio.
I numeri, e quelli che restano fuori
L’eccedenza di 6,814 miliardi certificata per il 2025 è coerente con quanto le attestazioni precedenti indicavano, il che è una notizia in sé: significa che le fotografie trimestrali non raccontavano una realtà diversa da quella emersa dall’esame completo. L’attestazione del secondo trimestre 2026, curata da un altro revisore, indica 187,75 miliardi di attivi contro 183,64 di passivi, 1,5 miliardi di utile operativo trimestrale e 98.933 bitcoin in portafoglio.
Resta però un limite che va detto con chiarezza: la certificazione copre il 2025. L’esercizio in corso continua a essere coperto solo dalle attestazioni puntuali trimestrali. Chi detiene USDT oggi si affida a un bilancio verificato dell’anno scorso e a fotografie per l’anno corrente: un miglioramento netto rispetto al passato, non l’eliminazione del divario informativo.
Perché conta adesso
Il tempismo non è casuale. Il percorso è partito a marzo 2026, con l’incarico a una delle quattro grandi società di revisione, mentre negli Stati Uniti prendevano forma le regole attuative sulle stablecoin e gli emittenti esteri si trovavano davanti a requisiti di conformità in evoluzione. Nel frattempo la società ha lanciato un token separato per il mercato americano, emesso da una banca con licenza federale e con un intermediario finanziario nel ruolo di custode delle riserve.
Vale la pena ricordare da dove si parte: nel 2021 l’autorità americana sui derivati aveva multato la società per 41 milioni di dollari per rappresentazioni non corrette sulla copertura delle riserve. Il percorso verso la trasparenza è cominciato da lì, ed è lo stesso terreno su cui si muove oggi il quadro europeo, dove il registro degli emittenti autorizzati è arrivato a 42 nomi con requisiti di riserva e rendicontazione fissati per legge.
Per il mercato l’effetto pratico è una riduzione del rischio percepito sul principale strumento di regolamento del settore: oltre 180 miliardi di capitalizzazione e una base utenti che la società indica sopra i 650 milioni di persone. Per chi valuta il rischio con metodo, il primo audit di Tether sposta la domanda: non più «le riserve esistono?», ma «con quale frequenza qualcuno le verifica davvero?».
Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.
