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Ventunesimo pacchetto UE: le sanzioni crypto escono dai confini dell’Europa

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Il ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, adottato dal Consiglio giovedì 23 luglio, segna un salto di qualità per il settore crypto: per la prima volta Bruxelles non si limita a colpire singole piattaforme, ma si dota del potere di vietare i servizi in cripto-attività provenienti da interi Paesi terzi, quando questi ospitano infrastrutture che aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni. È il round più pesante degli ultimi quattro anni — 218 soggetti colpiti, tra 48 persone fisiche e 170 entità — e la componente crypto non è più una nota a margine: è uno dei quattro pilastri del pacchetto, accanto a energia, banche e commercio.

Quattordici piattaforme fuori gioco

Sul fronte operativo, il pacchetto estende il divieto di transazione a quattordici piattaforme di servizi crypto basate fuori dall’Unione — tra Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia — e aggiunge quattro designazioni legate alla rete A7, il circuito transfrontaliero usato per spostare valore aggirando i canali bancari tradizionali, comprese le sue nuove diramazioni africane. Nella lista figura anche l’exchange HTX, uno dei nomi più noti tra quelli finiti nel perimetro. Per gli operatori europei il significato è netto: qualsiasi transazione con quelle infrastrutture è vietata, ovunque esse operino.

La novità vera: il bando per Paese

La misura più innovativa — e più discussa — è però un’altra. I round precedenti nominavano le piattaforme una per una, con l’effetto di rincorrerle a ogni cambio di ragione sociale; il nuovo strumento permette di tagliare fuori i servizi crypto di un’intera giurisdizione che tolleri sul proprio territorio infrastrutture al servizio dell’evasione delle sanzioni. La Commissione lo ha presentato come un deterrente rivolto ai Paesi ospitanti: la responsabilità si sposta dallo schermo societario alla giurisdizione che lo protegge. Le misure entrano in vigore con il regolamento (UE) 2026/1844, in corso di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Il pacchetto oltre le crypto

La componente digitale si innesta in una stretta finanziaria più ampia: congelamento dei beni e divieto di messa a disposizione di fondi per 94 banche e istituzioni finanziarie, estensione del divieto di transazione ad altri 33 istituti di credito russi, più misure contro banche extra-russe collegate al sistema di messaggistica finanziaria alternativo a SWIFT. La logica complessiva è dichiarata: chiudere, nodo dopo nodo, la rete di intermediari costruita per sopravvivere alla perdita di ogni singolo anello — e le rotaie crypto sono ormai considerate un canale di elusione a pieno titolo, non un fenomeno di contorno.

Cosa cambia per il mercato europeo

Per l’ecosistema regolamentato l’effetto immediato è un obbligo di vigilanza più ampio: exchange, custodi e fornitori di servizi di pagamento europei dovranno verificare non solo con chi trattano, ma da dove opera la controparte. È la stessa direzione impressa dal quadro MiCA sul fronte delle licenze: un mercato dove il perimetro regolamentato si allarga e quello grigio diventa sempre più costoso da frequentare. Per gli aspetti fiscali e di compliance che riguardano chi opera dall’Italia — dalle verifiche sulla sede della propria piattaforma agli obblighi dichiarativi — l’approfondimento normativo è su FiscoCripto.


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