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Regole stablecoin: la Bank of England allenta i limiti e fissa un tetto da 40 miliardi

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Le regole stablecoin del Regno Unito cambiano volto. La Bank of England ha deciso di fare marcia indietro sui limiti più rigidi che intendeva imporre, cancellando i tetti alla quantità di stablecoin che cittadini e imprese avrebbero potuto detenere e introducendo al loro posto un limite all’emissione complessiva. È una svolta che riscrive il quadro normativo britannico e che osserviamo da vicino anche in Italia, dove si applicano invece le regole stablecoin europee del MiCA.

Cosa cambia nelle regole stablecoin del Regno Unito

Il piano iniziale della banca centrale prevedeva paletti molto stringenti sulla detenzione delle stablecoin sistemiche. Dopo le pressioni dell’industria e i rilievi di una commissione della Camera dei Lord, la Bank of England ha ribaltato l’impostazione: niente più limiti su quanto un singolo utente o una grande azienda possono possedere, trasferire o movimentare. Le nuove regole stablecoin puntano invece a contenere il rischio sistemico agendo sul lato dell’offerta, non della domanda.

Via i limiti di detenzione per persone e imprese

In concreto, vengono accantonati il tetto da 20.000 sterline previsto per i privati e quello da 10 milioni di sterline pensato per le imprese. Significa che gli utenti — dal piccolo risparmiatore alla grande società — non dovranno più rispettare restrizioni su importo, frequenza o tipologia delle operazioni in stablecoin. Una scelta che riconosce, di fatto, l’inutilità pratica di limiti difficili da far rispettare e potenzialmente penalizzanti per la competitività del settore.

Un tetto all’emissione da 40 miliardi per moneta

Al posto dei limiti individuali arriva un tetto temporaneo all’emissione: la circolazione totale di ogni singola stablecoin considerata sistemica non potrà superare i 40 miliardi di sterline (circa 50 miliardi di dollari). È una valvola di sicurezza pensata per evitare che una moneta privata diventi troppo grande troppo in fretta, drenando depositi dal sistema bancario tradizionale. La banca centrale ha lasciato intendere che il limite sarà progressivamente rimosso man mano che il mercato matura, in vista delle regole crypto definitive attese nel Regno Unito per il 2027.

Riserve: meno deposito in banca centrale, più titoli di Stato

Cambiano anche i requisiti sulle riserve a garanzia. La quota di riserve da tenere come depositi infruttiferi presso la banca centrale scende al 30%, lasciando agli emittenti la possibilità di investire fino al 70% in titoli di Stato britannici a breve termine. Resta invece il divieto di riconoscere interessi ai possessori delle monete: le stablecoin restano strumenti di pagamento, non prodotti di rendimento. Un equilibrio che prova a tenere insieme stabilità, redditività per gli emittenti e tutela degli utenti.

Cosa significa per il mercato (e per chi guarda all’Italia)

La mossa britannica è un segnale chiaro: i regolatori stanno passando da un approccio difensivo a uno che prova a governare la crescita delle stablecoin invece di soffocarla. Per l’Italia il riferimento resta il regolamento europeo MiCA, ma la direzione è la stessa — dare regole certe a uno strumento che sta diventando infrastruttura dei pagamenti digitali.

Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce in alcun modo consiglio finanziario, raccomandazione di investimento né incitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari o cripto-attività. Ogni decisione di investimento è di esclusiva responsabilità del lettore.


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