Un prestito garantito in bitcoin da 18 milioni di dollari, 479 BTC dati in pegno e due soglie di prezzo calcolabili: sotto la prima scattano ventiquattro ore per reintegrare, sotto la seconda il creditore può liquidare subito e senza preavviso.
I numeri del prestito garantito in bitcoin
La società debitrice, quotata negli Stati Uniti, ha portato a 18 milioni di dollari la linea di credito con un quarto tiraggio da 3 milioni il 28 luglio, da un saldo precedente di 15 milioni. Al 31 luglio risultavano impegnati 479 bitcoin, per un controvalore di circa 30,1 milioni di dollari, con un rapporto fra prestito e garanzia dichiarato al 59,8%. A giugno il quadro era più leggero: 15 milioni di debito e 336 bitcoin in pegno.
Il contratto prevede un margine iniziale del 150%. Se la copertura scende al 130%, il creditore può inviare una richiesta di reintegro: il debitore ha ventiquattro ore per aggiungere garanzie o rimborsare, riportando il rapporto al 150%. Al 120% la facoltà diventa immediata: liquidazione a discrezione del creditore, anche senza richiesta preventiva e anche mentre il termine di ventiquattro ore è ancora aperto. Sui proventi della vendita è prevista una commissione dell’1%, e l’eventuale scoperto resta a carico del debitore.
Come si ricavano le due soglie
Il calcolo è aritmetico. Con 18 milioni di capitale, una copertura del 130% equivale a 23,4 milioni di garanzia: divisi per 479 bitcoin, fanno circa 48.852 dollari per bitcoin. Una copertura del 120% equivale a 21,6 milioni, cioè circa 45.094 dollari per bitcoin. Dai livelli attuali, poco sotto i 64.000 dollari, servirebbe un ribasso di circa il 24% per toccare la prima soglia e di circa il 30% per la seconda.
Sono livelli illustrativi, non clausole scolpite nel contratto. Il saldo del prestito può includere commissioni maturate e non pagate; rimborsi parziali o garanzie aggiuntive spostano la soglia verso il basso; il prezzo di riferimento è quello a pronti indicato dall’accordo. Al 31 luglio la società dichiarava che nessuna richiesta di reintegro e nessuna liquidazione erano intervenute.
Perché è un dato di mercato, non solo di bilancio
Il debito paga un interesse dell’8,5% annuo e scade nel luglio 2027; le risorse servono a sviluppare un servizio di depositi tokenizzati. Nel primo semestre la società ha registrato una perdita netta di 46,3 milioni, di cui 29,7 milioni di minusvalenze non realizzate su attività digitali: una perdita in larga parte contabile, che non equivale a cassa bruciata. Restava però meno di 3 milioni di liquidità a fine giugno.
Il punto che riguarda tutti è un altro: quando le garanzie sono denominate nello stesso asset che si vuole detenere, un calo di prezzo non resta un problema privato del debitore. Diventa offerta aggiuntiva sul mercato proprio nel momento in cui il mercato è più debole. La differenza, qui, è che il debitore è quotato: le soglie sono pubbliche e chiunque può calcolarle.
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