Gli ATM crypto stanno diventando il terreno su cui i singoli Stati americani sperimentano due strategie opposte: proibirli del tutto oppure obbligare chi li gestisce a restituire i soldi alle vittime. Le Hawaii hanno scelto la prima strada, con un divieto totale che entra in vigore il 1° ottobre; l’Arizona ha scelto la seconda, e in undici mesi ha fatto rimborsare 171.332 dollari a 35 persone.
Sono due risposte allo stesso problema, e vale la pena guardarle vicine perché è raro poter confrontare due impianti normativi nati dallo stesso allarme e con numeri già misurabili.
Le Hawaii: divieto totale sugli ATM crypto
Il testo approvato dal parlamento locale a maggio e firmato dal governatore a luglio vieta la proprietà, la gestione e l’amministrazione di chioschi per attività finanziarie digitali che accettino dollari statunitensi da un cliente in cambio di un asset digitale. La formulazione è ampia e copre di fatto l’intera categoria.
La motivazione richiama i dati dell’ufficio federale che raccoglie le denunce di reati informatici: gli statunitensi hanno perso oltre 11 miliardi di dollari nel 2025 in truffe legate agli asset digitali, e dalle sole Hawaii sono arrivate 826 segnalazioni, per circa 80 milioni di dollari di perdite comprensive di chioschi e sportelli. Al momento della firma risultavano operativi 57 apparecchi distribuiti su quattro delle isole principali: dal 1° ottobre dovranno sparire.
Le Hawaii non sono sole. Minnesota, Tennessee e Indiana applicano già un divieto totale, entrato in vigore rispettivamente ad agosto, luglio e marzo. Altri parlamenti hanno proposte in discussione ma non ancora convertite in legge, mentre Dakota del Sud e Wyoming hanno preferito imporre paletti stringenti senza arrivare alla proibizione.
L’Arizona: rimborso obbligatorio e finestra di 30 giorni
La legge arizoniana, in vigore dal 26 settembre 2025, non chiude nulla: obbliga chi gestisce i chioschi a rimborsare integralmente i nuovi clienti che siano stati indotti con l’inganno a effettuare un’operazione, commissioni comprese. Per ottenere il rimborso la vittima deve contattare entro 30 giorni sia l’operatore sia la procura generale o un’altra autorità, e consegnare all’operatore un verbale ufficiale che accerti l’induzione fraudolenta.
La definizione di nuovo cliente è precisa: chi usa quell’operatore da meno di dieci giorni. Per questa categoria il massimale giornaliero è fissato a 2.000 dollari, contro i 10.500 previsti per i clienti già acquisiti. È il punto centrale dell’impianto: la truffa tipica agli sportelli fa depositare a un estraneo una cifra importante nel giro di poche ore, e un tetto basso nei primi giorni toglie ossigeno proprio a quello schema.
La procura generale ha reso noto mercoledì il bilancio: 35 vittime rimborsate per intero, 171.332 dollari complessivi, e un invito esplicito a segnalare in fretta perché fuori dalla finestra dei 30 giorni il diritto al rimborso decade.
Che cosa dicono i numeri sugli ATM crypto
Le due leggi rispondono a domande diverse. Il divieto elimina il canale e con esso anche gli usi legittimi, che esistono ma sono minoritari e quasi sempre più costosi delle alternative online: le commissioni di questi apparecchi viaggiano storicamente su percentuali a due cifre. L’obbligo di rimborso lascia il canale aperto e sposta il costo della frode su chi lo gestisce, creando un incentivo economico diretto a rendere più difficile l’operazione sospetta.
Il modello arizoniano ha un limite evidente: copre soltanto i clienti nuovi ed entro una finestra breve. Chi viene truffato dopo dieci giorni di utilizzo, o si accorge del raggiro al trentunesimo giorno, resta scoperto. Il modello hawaiano ha il limite opposto: non recupera un dollaro a chi è già stato colpito e sposta semplicemente l’attività altrove, sui canali online o negli Stati confinanti.
Per l’Europa il tema è meno acceso perché la densità di questi apparecchi è molto più bassa e l’impianto autorizzativo passa dalle regole sui prestatori di servizi. Ma la dinamica di fondo è la stessa che si vede in tutta la casistica di frodi del 2026: il punto debole non è quasi mai la tecnologia, è il momento in cui una persona viene convinta a spostare denaro per conto di qualcun altro.
Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.
