Dal 1° settembre la Russia smette di trattare le criptovalute come una zona grigia e le porta dentro un perimetro regolato: trading, custodia e regolamento delle operazioni avranno un quadro normativo dedicato, con una seconda tappa già fissata — da luglio 2027 potranno operare solo intermediari muniti di licenza. È il passaggio più organico mai fatto da Mosca sul tema, e chiude ufficialmente la stagione dell’ambiguità in cui le crypto erano tollerate ma prive di statuto.
Cosa entra in vigore il 1° settembre
Il quadro copre le tre gambe operative del mercato. Il trading, che esce dal limbo delle piattaforme estere e dei circuiti paralleli per entrare in sedi riconosciute; la custodia, con requisiti per chi detiene attività digitali per conto di terzi; e il settlement, cioè le regole con cui le operazioni vengono regolate e diventano definitive. La transizione è graduale per disegno: per quasi due anni il mercato potrà adeguarsi, poi da luglio 2027 scatta l’obbligo di licenza per gli intermediari e chi resta fuori dal perimetro diventa abusivo. È lo stesso schema a doppio tempo che l’Europa ha usato con MiCA — prima le regole, poi la stretta sulle autorizzazioni — con gli esiti che stiamo raccontando in queste settimane.
Perché Mosca accelera proprio adesso
Il tempismo non è casuale. La Russia ha un’economia sotto sanzioni che ha già sdoganato l’uso delle crypto nei pagamenti internazionali, e ha bisogno che quel canale sia presidiato dallo Stato, non lasciato all’improvvisazione. Regolare trading e custodia significa portare dentro il sistema bancario e le borse nazionali un flusso che oggi passa da piattaforme estere — con il doppio obiettivo di controllarlo e di trattenerne il valore. Il movimento va letto in coppia con quello uguale e contrario dell’Unione Europea, che con il ventunesimo pacchetto ha reso extraterritoriale la propria stretta, arrivando a vietare piattaforme crypto basate in Paesi terzi. Mosca costruisce l’infrastruttura, Bruxelles costruisce il recinto: le due traiettorie sono destinate a incrociarsi.
Il quadro globale: la regolamentazione come campo di gara
Con questa mossa la Russia si aggiunge alla lista dei sistemi che nel 2026 hanno scelto di darsi un quadro organico: l’Europa con MiCA a regime, gli Stati Uniti con la legge sulle stablecoin approvata e la disciplina dei mercati ancora in Congresso, il Giappone con la riforma che punta agli ETF. Il punto di fondo è che nessuna grande economia considera più praticabile l’assenza di regole: la competizione si è spostata su quale modello attrarrà capitali e operatori. Modelli diversissimi tra loro — il recinto europeo, il doppio binario americano, il presidio statale russo — ma tutti costruiti sulla stessa premessa: le attività digitali sono diventate infrastruttura finanziaria, e l’infrastruttura si regola.
Cosa significa per chi opera dall’Italia
Per un operatore o un investitore italiano l’effetto diretto è nullo — le piattaforme russe erano e restano fuori portata, anche per effetto delle sanzioni europee. L’effetto indiretto però esiste: un mercato russo regolato e presidiato rende più tracciabili i flussi che oggi transitano da giurisdizioni opache, e restringe ulteriormente lo spazio dei circuiti paralleli su cui si concentrano le designazioni UE.
