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CLARITY Act, oggi l’audizione alla Camera USA: “siamo a un metro dalla linea”

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È il giorno dell’audizione. Oggi, 17 luglio, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ospita “Building the Future of Finance”, la seduta dedicata al CLARITY Act, la proposta di legge che vuole dare finalmente una struttura di mercato agli asset digitali. Il calendario aggiunge urgenza al merito: con la pausa estiva del Congresso alle porte, quella di oggi è tra le ultime occasioni utili per far avanzare il testo prima che i lavori si fermino per settimane. E l’industria lo sa bene: il chief policy officer di Coinbase ha sintetizzato il momento con un’immagine efficace — “siamo a un metro dalla linea”.

Cosa prevede il CLARITY Act

Il cuore del provvedimento è la definizione di una struttura di mercato per gli asset digitali, il tassello che manca al quadro normativo americano da oltre un decennio. Il testo interviene su tre fronti. Primo: la classificazione, con categorie distinte di asset digitali a seconda della loro natura e del grado di decentralizzazione della rete sottostante. Secondo: la ripartizione delle competenze tra SEC e CFTC, il nodo che ha generato anni di contenziosi, con criteri oggettivi per stabilire quando un asset ricade sotto la disciplina dei titoli e quando sotto quella delle commodity. Terzo: le regole operative per exchange, broker e custodi, con requisiti di registrazione, segregazione dei fondi dei clienti e obblighi di trasparenza.

La fine della “regolamentazione per via giudiziaria”

Il punto politico è chiaro: finora il perimetro tra SEC e CFTC è stato tracciato caso per caso, a colpi di azioni legali e transazioni, con esiti diversi a seconda del tribunale e del momento. Il CLARITY Act ribalta la logica: prima le regole, poi l’applicazione. Per un asset che supera i test di decentralizzazione previsti dal testo si aprirebbe un percorso di competenza CFTC come commodity digitale; per i token che restano legati a un emittente centrale varrebbero invece obblighi informativi in stile mobiliare, ma calibrati sulla natura degli asset digitali anziché su moduli pensati per le azioni. È la stessa direzione indicata dalle recenti aperture della SEC su registrazione e sperimentazione, di cui abbiamo scritto analizzando le tre proposte su safe harbor e DeFi.

“A un metro dalla linea”: perché l’industria spinge ora

La metafora footballistica di Coinbase fotografa lo stato dell’iter: il lavoro tecnico è in larga parte fatto, il testo unificato esiste, il consenso bipartisan su molti capitoli c’è. Quello che manca è l’ultimo passaggio politico, ed è esattamente ciò che la pausa estiva rischia di congelare. Un rinvio a settembre non sarebbe di per sé fatale, ma allungherebbe i tempi in un anno in cui il calendario legislativo si affolla e le finestre utili si restringono. Per questo le audizioni di luglio — questa sul CLARITY Act e la scadenza parallela sul fronte stablecoin, con il GENIUS Act atteso al passaggio chiave proprio domani 18 luglio — vengono vissute dal settore come uno snodo, non come ordinaria amministrazione.

Iter e prossimi passi

L’audizione di oggi non è un voto: serve a mettere agli atti le posizioni di regolatori, industria e accademia e a limare gli ultimi punti controversi prima del passaggio in aula. Il percorso realistico prevede l’eventuale voto della Camera, poi il passaggio al Senato — dove i tempi sono storicamente più lunghi e il testo potrebbe essere emendato — e infine la firma presidenziale. I nodi ancora aperti riguardano soprattutto i criteri di decentralizzazione (quando un token “si laurea” commodity), il trattamento della DeFi e i poteri residui della SEC sui mercati secondari. Nessuno di questi è irrisolvibile, ma ciascuno può diventare terreno di scontro nell’ultimo miglio.

Cosa cambierebbe per il settore

Se il CLARITY Act arrivasse in fondo, l’effetto pratico sarebbe la riduzione drastica dell’incertezza legale che ha frenato l’ingresso di molti operatori istituzionali nel mercato americano. Regole chiare su chi vigila su cosa significano costi di compliance prevedibili, prodotti finanziari costruibili senza il rischio di riqualificazione ex post e un mercato USA che smette di perdere progetti verso giurisdizioni più definite. Non a caso alcune grandi banche d’affari legano esplicitamente i loro scenari di prezzo su Bitcoin all’approvazione del testo: la chiarezza regolamentare è ormai considerata una variabile di mercato a tutti gli effetti. La partita, oggi, si gioca a un metro dalla linea; resta da vedere se il Congresso vorrà portare la palla oltre prima di andare in vacanza.

Contenuti a scopo informativo ed educativo: non costituiscono consulenza finanziaria.


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