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BIP-110 riparte e ora i sostenitori vogliono cambiare il proof-of-work

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Dopo il fallimento della scissione, i sostenitori di BIP-110 rilanciano: riprendono a minare il ramo minoritario e annunciano di voler cambiare il proof-of-work di Bitcoin, cioè sostituire l’algoritmo su cui si regge oggi tutta la potenza di calcolo della rete.

Il ramo si è fermato dopo due blocchi

La proposta chiedeva la segnalazione del 55% dei minatori durante la finestra di attivazione. La segnalazione effettiva si è fermata a pochi punti percentuali. Al blocco 961.632, con la segnalazione diventata obbligatoria, i nodi che applicavano le nuove regole hanno rifiutato i blocchi della catena dominante e si sono separati. Il ramo minoritario ha prodotto due blocchi e si è arenato all’altezza 961.633.

Le proporzioni sono impietose: circa il 99,85% della potenza di calcolo è rimasta sulla catena principale, lasciando allo 0,15% il ramo separato. A quel ritmo servirebbero circa venticinque anni per estrarre i 2.016 blocchi necessari al primo aggiustamento della difficoltà — il meccanismo che riporterebbe i tempi di blocco alla normalità. Il 10 agosto il gruppo di minatori che aveva trovato i due blocchi ha comunque annunciato la ripresa dell’attività a partire da quell’altezza.

Perché cambiare il proof-of-work è una scelta radicale

L’autore della proposta ha accusato i grandi consorzi di estrazione di essersi coordinati e ha annunciato il lavoro su una modifica dell’algoritmo, con l’obiettivo dichiarato di “licenziare i minatori”. Oggi la rete usa SHA-256 e hardware costruito su misura per quella singola funzione. Un algoritmo incompatibile renderebbe inutili quelle macchine sul nuovo ramo: chi lo adottasse dovrebbe ricostruire da zero il proprio insieme di minatori, portafogli, exchange, liquidità e utenti.

È il punto che rende la vicenda interessante al di là della cronaca. La sicurezza di una catena proof-of-work non è una dichiarazione di principio: è una quantità che si compra con energia e hardware, e che si accumula nel tempo. Una catena con lo 0,15% della potenza di calcolo può avere le regole che preferisce, ma non ha la difesa economica di quella che ne ha il 99,85%.

Lo strascico sulla governance

La coda della vicenda si è spostata sul processo con cui le proposte vengono numerate e discusse: uno dei curatori del registro delle proposte è stato indicato per la rimozione dall’incarico, con l’accusa di aver applicato la procedura in modo non uniforme mentre sosteneva BIP-110. La discussione è aperta in una richiesta di modifica pubblica e diversi sviluppatori si sono espressi a favore, mentre altri osservano che una procedura formale di rimozione non esiste.

Per chi guarda al protocollo come infrastruttura, la lettura è duplice: il meccanismo di consenso ha respinto una modifica contestata senza traumi di mercato, ma il processo editoriale che ordina le proposte è uscito dalla prova con una frattura da ricomporre.

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Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.


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