Nella seduta del 21 luglio gli ETF spot su Bitcoin hanno raccolto 203 milioni di dollari netti, sesta giornata consecutiva di afflussi. Ma dentro quel numero c’è un dato che racconta più della serie stessa: l’80,7% è finito in un solo fondo, IBIT di BlackRock. Non è un’anomalia di giornata — è la fotografia strutturale di un mercato che, a due anni e mezzo dal lancio degli ETF spot, si è concentrato attorno a un unico prodotto. Il rally «istituzionale» di luglio è, nei numeri, soprattutto un rally di BlackRock.
Un fondo che vale quattro quinti del mercato
La distribuzione dei flussi di luglio è impietosa per la concorrenza. Nelle sedute con dettaglio per fondo, IBIT compare quasi sempre come primo — e spesso unico — raccoglitore a tre cifre: 139 milioni il 14 luglio contro i 21 di Fidelity, 81 il 15 contro 17, 87 il 10 con il resto del listino fermo a zero. Anche nelle giornate negative la musica non cambia: il −425 milioni del 13 luglio è stato costruito soprattutto dai riscatti su IBIT e FBTC, con i fondi minori spettatori. La struttura del mercato è ormai a tre fasce: BlackRock che muove il prezzo, Fidelity che segue a distanza, e una coda di prodotti — Bitwise, ARK, VanEck, Franklin — che nelle giornate tipiche registrano flussi nulli.
Perché la concentrazione conta
Un mercato in cui l’80% della domanda marginale passa da un solo emittente ha caratteristiche precise. La prima è positiva: liquidità profonda, spread compressi, esecuzione istituzionale di qualità — le ragioni per cui i grandi allocatori scelgono il fondo più grande, in un circolo che si autoalimenta. La seconda è meno rassicurante: la domanda aggregata dipende dalle decisioni di allocazione di una platea di clienti concentrata su un unico canale. Quando quel canale rallenta — come nel bimestre di deflussi tra maggio e giugno — non c’è una domanda alternativa distribuita che compensi. La serie positiva in corso va letta anche così: robusta nei totali, fragile nella diversificazione.
La sfida sulle commissioni non ha (ancora) spostato nulla
Il tentativo più serio di rompere il monopolio di fatto è arrivato ad aprile, quando Morgan Stanley ha lanciato il proprio trust con la commissione più bassa del mercato, 0,14%, sotto lo 0,15% del Mini Trust di Grayscale e ben sotto lo 0,25% di IBIT. Tre mesi dopo, i flussi dicono che il prezzo non basta: nelle sedute di luglio il fondo compare con raccolte marginali, mentre IBIT continua a prendere quasi tutto nonostante costi di più. Nella fase attuale del mercato la variabile decisiva non è la commissione ma la liquidità già accumulata — e su quella il vantaggio di BlackRock è, per ora, incolmabile.
Per il mercato nel suo complesso la lezione è doppia: la domanda istituzionale c’è ed è misurabile, ma passa da una porta molto più stretta di quanto il plurale «gli istituzionali» lasci intendere. Finché quella porta resta aperta, la serie può allungarsi; il giorno in cui si chiude, non ci sono porte di riserva della stessa dimensione.
