Mentre Bitcoin resta ingabbiato sotto i 65.000 dollari, Ethereum si muove a piccoli passi ma nella direzione giusta: circa 1.866 dollari, +0,2% nelle ultime 24 ore e soprattutto +3,4% sui sette giorni. In un mercato dominato dal risk-off geopolitico, è una sovraperformance silenziosa che merita attenzione, perché arriva dopo settimane in cui ETH aveva sistematicamente amplificato al ribasso ogni scivolone del mercato.
La difesa dei 1.800 ha retto
Il punto di svolta è stata la tenuta dell’area 1.800, difesa con successo negli ultimi due test come avevamo documentato nell’analisi del consolidamento. Da lì il recupero si è sviluppato per gradi: prima la stabilizzazione sopra 1.820, poi il ritorno in area 1.860-1.870. La resistenza da monitorare resta quota 1.900, respinta più volte nelle ultime due settimane: solo un recupero convinto di quel livello trasformerebbe il rimbalzo in inversione.
Il ritorno dell’attenzione istituzionale
Dietro la tenuta dei prezzi c’è un dato di flusso: nella settimana appena chiusa gli ETF spot su Ethereum hanno raccolto più dei corrispettivi su Bitcoin — un sorpasso raro, raccontato nel Punto della domenica — segno che una parte del capitale istituzionale sta tornando a costruire posizioni sul secondo asset del mercato. È presto per parlare di rotazione strutturale: i numeri assoluti restano modesti e la dipendenza dal quadro macro è totale. Ma in un mercato senza direzione, i flussi relativi sono spesso il primo indizio di dove guarderà il prossimo movimento.
La settimana che si apre dirà se il recupero ha gambe: sopra 1.900 si aprirebbe spazio verso quota 2.000, mentre un ritorno sotto 1.800 riporterebbe il quadro alla casella di partenza.
