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Real World Assets: la tokenizzazione che piace alla finanza

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I real world assets tokenizzati sono il punto in cui il Web3 smette di parlare a se stesso e inizia a parlare alla finanza. La notizia della settimana lo conferma: una delle principali piattaforme di scambio ha aperto all’uso di azioni ed ETF tokenizzati come collaterale per le posizioni a margine. Tradotto: un titolo azionario rappresentato on-chain non serve più solo a essere comprato e venduto, ma diventa garanzia operativa, esattamente come accade da decenni nei circuiti tradizionali. È un passaggio di maturità che merita di essere raccontato dall’inizio, cioè dagli NFT.

Dagli NFT alla tokenizzazione: la parabola di un’idea

Nel 2021-22 gli NFT sono stati il volto più rumoroso del Web3: immagini vendute a cifre milionarie, collezioni nate e morte in poche settimane, una bolla speculativa che ha lasciato sul campo perdite e scetticismo. Ma sotto il rumore c’era un’intuizione solida: un token può rappresentare la proprietà unica e verificabile di qualcosa, e quella proprietà può essere trasferita in pochi secondi, senza intermediari, con una traccia pubblica e immutabile.

Sgonfiata la speculazione, l’idea è rimasta. E si è spostata dagli oggetti digitali “nativi” (arte, collectibles, oggetti di gioco) agli asset del mondo reale. È qui che nascono i real world assets, o RWA: la stessa tecnologia che certificava la proprietà di un’immagine ora certifica la proprietà di un’obbligazione, di una quota di fondo monetario, di un lingotto d’oro custodito in caveau.

Real world assets: cosa sono, in parole semplici

Un real world asset tokenizzato è la rappresentazione digitale, su una blockchain, di un bene che esiste fuori dalla blockchain. Le categorie principali oggi sono quattro:

  • Titoli di Stato e obbligazioni: fondi monetari tokenizzati che distribuiscono rendimento on-chain, il segmento più maturo;
  • Azioni ed ETF: repliche tokenizzate di titoli quotati, negoziabili 24 ore su 24 anche quando le borse sono chiuse;
  • Materie prime: oro fisico in caveau rappresentato da token, un grammo per token o frazioni;
  • Immobili e credito privato: quote di proprietà o di prestiti frazionate in token, per abbassare la soglia di ingresso.

Il meccanismo di base è sempre lo stesso: un soggetto regolamentato custodisce l’asset reale ed emette sulla blockchain un numero di token pari al valore custodito. Chi possiede il token possiede un diritto su quell’asset. Gli standard tecnici sono gli stessi nati nell’ecosistema Ethereum per i token fungibili e non fungibili, con l’aggiunta di livelli di identità e conformità: non tutti possono detenere un’azione tokenizzata, e lo smart contract lo sa.

Perché la finanza tradizionale ci sta entrando

La risposta breve: efficienza. Il regolamento di una compravendita di titoli richiede ancora uno o due giorni lavorativi; on-chain avviene in secondi. Il collaterale è l’esempio perfetto: se un’azione tokenizzata può garantire una posizione a margine, il capitale non resta mai fermo, si sposta dove serve nel momento in cui serve, anche di notte, anche nel weekend. Per le grandi istituzioni questo significa meno capitale immobilizzato e meno rischio operativo.

C’è poi la frazionabilità: un immobile da un milione di euro diviso in diecimila token apre a investitori che prima restavano fuori. E c’è la programmabilità: cedole, dividendi e vincoli di trasferimento scritti direttamente nel codice del token. Come abbiamo raccontato su RendimentoFinanza a proposito del collaterale tokenizzato, per la finanza tradizionale non è una moda: è un aggiornamento di infrastruttura.

I rischi: custodia, controparte, regole

La tokenizzazione non elimina i rischi, li sposta. Il primo è la custodia: il token vale quanto la garanzia che l’asset reale esista davvero e sia custodito correttamente. Il secondo è il rischio di controparte: tra il possessore del token e il bene c’è sempre un emittente, e se l’emittente fallisce il token da solo non basta. Il terzo è la regolamentazione: in Europa il regolamento MiCA disciplina i token collegati ad attività, ma i titoli tokenizzati veri e propri ricadono nelle norme sugli strumenti finanziari, e la mappa è ancora in via di definizione. Ultimo ma non meno importante, il fisco: chi detiene azioni tokenizzate deve sapere come dichiararle, e su questo rimandiamo alla guida dedicata alla tassazione delle azioni tokenizzate su FiscoCripto.

Cosa aspettarsi adesso

La direzione è tracciata: i real world assets crescono più in fretta di quasi ogni altro segmento on-chain, e l’apertura al loro uso come collaterale è il segnale che l’integrazione con la finanza operativa è cominciata. Il prossimo passo probabile è l’interoperabilità: titoli tokenizzati che si muovono tra piattaforme diverse come oggi si muovono le stablecoin. Gli NFT, paradossalmente, avranno vinto proprio così: non con le scimmie da milioni di dollari, ma con i titoli di Stato in formato token.

Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente educative e informative. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Ogni decisione di investimento è responsabilità esclusiva del lettore.


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